I miei viaggi in Iran nel 2014 e 2016

In seguito agli accordi internazionali di quel periodo, cercavo di entrare in un mercato che non è stato lasciato libero di aprirsi. Il lavoro non è andato bene, ma ho visitato un paese molto interessante.



Sono ormai passati 10 anni dal mio viaggio in Iran del 2014 e da quello del 2016 e, come per tanti altri viaggi, avevo iniziato e mai finito di scrivere o pubblicare foto e video, oggi finalmente lo faccio, su richiesta di alcuni amici. In questi tempi di tempi di lettura brevi, provo a condensare un pò di cose per chi sia interessato a cosa sia questo importante paese, e perchè io sia voluto andare a visitarlo e sia molto contento di averlo fatto.
Teheran è una grande città di più di dieci milioni di abitanti, con l'aria abbastanza inquinata, perchè si trova a 1100 metri sul livello del mare nella parte sud e arriva a 1700 metri nella parte nord. (Foto di parte di Teheran dal mio hotel nel 2014)



Fino a 19 anni, non sapevo quasi niente della Persia, Ciro o Serse o Dario erano nomi che sapevo dalle elementari, poi, crescendo, sapevo ancora meno, perchè per me Iran o Iraq eran circa la stessa cosa e di certo non associavo Persia a Iran e Mesopotamia a Iraq. Poi, nel 1979, mentre facevo la quinta liceo, ricordo il periodo pre-rivoluzionario in TV. In quel momento lavoravo, di pomeriggio, più per diletto che altro, in una ditta dove replicavamo i video giochi americani, e Valerio, il mio amico e maestro di elettronica digitale, guardando in televisione queste masse imponenti di giovani che manifestavano contro lo Scià mi disse: se rinasco, voglio nascere in Iran.
(Foto di parte di Teheran dalla torre Milad. C'è un traffico micidiale, ma ci sono mezzi di trasporto adeguati, e in particolare un'ottima metropolitana pulita e sicura.



Crescendo, ho cominciato a viaggiare e studiare e mi sono interessato alle popolazioni, ai sistemi politici, all'economia e alle religioni. La mia posizione sulla religione è che non mi riconosco in nessuna delle varianti burocratiche organizzate che dicono di rappresentare la Divinità su questa terra e sono certamente anticlericale, essendo un romagnolo ed avendo avi che sono stati sudditi del Papa di Roma. Però penso che la religione sia la massima espressione della spiritualità dell'uomo, e sia la molla più importante verso l'astrazione e la conoscenza, fino al momento in cui è ricerca e non diventa un dogma. E serve anche a insegnare un pò di umiltà, cosa di cui sentiamo un grande bisogno in questi tempi.
(Vista di una via nel centro di Teheran)



Un pò di storia: gli iraniani sono un popolo del gruppo indo-europeo che nel secondo millennio A.C. migrò nel nord dell'India e in Persia. Il nome deriva dal sanscrito arya, che significa 'nobile'. Non c'entrano nulla con i semiti, gruppo a cui appartengono arabi ed ebrei. Gli arabi del medio evo usavano dire che chi vuole figli valenti e animosi, deve prendersi in moglie una donna di Persia. L'Avesta, libro sacro attribuito a Zoroastro, comanda e ordina ad ogni uomo pio di godere onestamente della vita e dei suoi beni, senza eccedere in nulla, essendo doni preziosi del creatore.
(Vista di una via di Teheran e cartello che promuove(va) un'auto europea)



Nell'Avesta troviamo un racconto simile al diluvio e alla battaglia finale fra bene e male, che ci sarà 12000 dopo la creazione (circa fra 400 anni dai nostro giorni) e anche un salvatore, figlio postumo di Zarathustra. Per chi fosse interessato a leggerne di più, c'è una traduzione di inizio novecento di Italo Pizzi che si può scaricare qui: https://dn720708.ca.archive.org/0/items/PizziAvesta/PizziAvesta.pdf
Fondatore dell'impero Persiano fu Ciro il Grande, seguito da Dario e Serse, fino ad arrivare alla conquista dell'impero da parte di Alessandro Magno, che comunque sposò una persiana: Roxana. Come successe con i romani, che furono sedotti dalla cultura greca, allo stesso modo Alessandro fu sedotto dalle raffinatezza, dal lusso e dai gusti persiani.
(Vista di una via di Teheran)



Cerco di riassumere le conclusioni a cui sono arrivato, da prendere per quello che valgono, con un riferimento bibliografico auterevole che raccomando, per quello che riguarda l'Asia centrale, che è il libro "Lost Enlightenment" di Stephen Frederick Starr, pubblicato da Princeton University Press nel 2013. Ringrazio il professor Giovanni Sofri che, quando studiavo scienze internazionali e diplomatiche, con il suo corso di geografia, ha acceso in me interesse per l'Asia centrale.
(Vista di una via nel centro di Teheran)



A scuola ci hanno insegnato che l'impero romano ha conquistato il mondo, grazie alla potenza militare, ma anche alle capacità tecniche costruttive, che presuppongono molto ingegno. Poi ci hanno insegnato che alla fine del 1400 è iniziato il rinascimento, in Italia, e che la scoperta dell'America ha portato gli uomini ad uscire dal modo di pensare medievale. Il futuro radioso sarebbe cominciato da quel momento, grazie anche alle conoscenze dei greci portateci dagli arabi e da molti dei loro saggi, a cui ancora oggi facciamo riferimento quando parliamo di algoritmi (da Al-Khwārizmī), o di medicina, con Avicenna (Ibn Sina) e tanti altri.
(Vista dell'atrio del mio ostello a Teheran nel 2016)



L'idea che invece mi sono fatto in seguito è che i romani fossero un pò grezzi, ma ovviamente forti militarmente, e, dopo aver conquistato la Grecia nel 146 A.C. abbiano assorbito lo spirito, ma anche le persone istruite greche, e mandato i loro giovani a studiare ad Atene e da lì è iniziato il processo di arricchimento culturale che abbiamo visto in seguito. Stesso cosa era successa con i montanari di Alessandro Magno quando avevano incontrato e sconfitto i persiani qualche secolo prima. Ma del resto i greci avevano preso dagli Egizi, che sapevano costruire una piramide, e quindi sapevano di matematica, già nel 2800 A.C.
(Foto nella metropolitana di Teheran, moderna e molto utilizzata)



E anche i numeri che usiamo oggi, e chiamiamo numeri arabi, sono stati usati per la prima volta in India nel V secolo A.C., ma se si fa una ricerca in internet, si trova che: "Matematici arabi, in particolare al-Khwarizmi nell'VIII-IX secolo, adottarono e perfezionarono il sistema, che prese il nome di numerazione indo-araba". Si iniziarono poi ad usare in Italia grazie a Fibonacci (1170-1240), che li aveva imparati ad Algeri. Il fatto è che al-Khwarizmi è originario di Khwarazm, una regione della Persia, che oggi sarebbe circa in Turkmenistan o Uzbekistan, ed era un persiano che scriveva in arabo, non un "matematico arabo".
(Vista del nostro stand alla fiera dei dispositivi medicali)



Anche Ibn Sina, conosciuto da noi come Avicenna, autore di un libro sulla medicina usato fino al 1650, era un persiano di Bukhara. Questa gente scriveva in arabo, perchè era stata conquistata dagli arabi, ma erano persiani. Gli arabi, coraggiosi guerrieri, come, prima di loro, i romani, hanno conquistato i territori e le persone erudite hanno poi portato queste conoscenze in Nord Africa e in Spagna, dove sono rimasti per 700 anni fino alla reconquista che terminò nel 1492, quando cadde il sultano di Granada (in seguito alla quale i re cattolici, peraltro, cacciarono tutti gli ebrei dalla Spagna).
(In fiera eravamo la sola ditta italiana, in mezzo a cinesi, coreani, taiwanesi, ma anche austriaci)



In quel tempo, diciamo dal XI secolo in avanti, le conoscenze indiane persiane e greche arrivarono un pò alla volta in Italia tramite gli scambi con i catalani. (C'è un film interessante su questo argomento e sul fondamentalismo: Le Destin di Youssef Chahine). Questa ibridazione di cultura, questo trasporto di conoscenza, come l'impollinazione delle api, è alla base di ogni sviluppo. Perchè la cultura si sviluppi ci vuole il tempo, il cibo, la sicurezza. Se devi difenderti dagli animali e dai briganti, se devi cacciare o lavorare la terra, non potrai metterti a fare ragionamenti teorici astratti. La conoscenza di base è arrivata da posti caldi, non dal freddo nord dove i persiani dell'Avesta credevano abitassero i peggiori demoni seguaci della forza del male Anra Mainyu.
(Fast food alla fiera)



Infine vorrei ricordare alcuni poeti persiani medievali.
Omar Kayyam (1048–1131 Nishapur), che ha scritto versi come:
"Pensi che Dio abbia creato la vite per poi stabilire che bere è un peccato? Certamente a Lui piace sentire il tintinnio dei bicchieri".
Hafez (1310-1390 Shiraz): "questo cielo in cui voliamo non ci permette di perdere forza nelle ali, quindi ama, ama, ama".
Rumi, fondatore dei Sufi Mevlevi, che era di origini persiane. In italiano è disponibile la traduzione integrale del suo Masnavi, a cura di Gabriele Mandel Khan ed edito da Bompiani.
E un film iraniano che mi è piaciuto e che raccomando: "The color of paradise" (https://en.wikipedia.org/wiki/The_Color_of_Paradise)

(Di fronte all'ingresso di Iran Health, 19ma edizione)



La prima volta sono andato in Iran nel 2014. Un ragazzo che abita a Teheran con la sua moglie italiana, e che spero stia bene perchè ho perso i contatti, mi aveva fatto visita e mi aveva parlato delle opportunità che si presentavano dopo che le sanzioni venivano in parte rimosse, grazie all'accordo JPCOA.

(Foto della Moschea Imam Komeini di Isfahan)



In quell'occasione ho visitato Teheran e poi ho preso un autobus per Isfahan, con pochi soldi in tasca, perchè avevo scoperto, quando già ero lì, che le carte di credito non funzionavano, a causa delle sanzioni e quindi si poteva pagare solo in contanti. La seconda volta sono andato nel 2016, per fare una fiera di dispositivi medici, con le bilance e misuratori di pressione di nostra produzione. Purtroppo le sanzioni rimanevano sempre in vigore, e, in realtà gli americani non avevano intenzione di rimuoverle e infatti il presidente Trump, nel 2017, ha rinnegato l'accordo.



Oggi la situazione è ancora peggiore, e io spero ardentemente che si trovi un modo di evitare una guerra che porterebbe male a tutti. Sono, ancora una volta, amareggiato, per la totale assenza dell'Italia in qualsiasi mediazione, e dire che noi abbiamo sempre avuto buoni rapporti con l'Iran, dai tempi di Mattei, e poi con Moro e ancora con Prodi. Oggi, nulla.



Chi va a visitare quel paese vedrà che le cose sono un pò diverse da come ce le raccontano. Le donne, che sono molto belle, sono eleganti, ben truccate e ornate con gioielli. In pubblico devono avere qualcosa sulla testa e, a volte ho visto che tengono un fazzoletto colorato anche a mezza testa, che quasi non si vede. Del resto mia nonna e anche mia mamma, quando ero un ragazzino, erano abituate ad uscire di casa col fazzoletto in testa e i preti in chiesa si lamentavano se le donne entravano a testa scoperta o minigonna.



Però le donne in Iran occupano posizioni di potere, hanno gli stessi diritti degli uomini, e questa del fazzoletto è una questione, che, secondo me, si risolverà da sola. Del resto quando ho preso l'aereo di ritorno da Teheran a Istanbul, seduta di fianco a me c'era una ragazza vestita in modo modesto, con il fazzoletto sulla testa, e, dopo un pò, mi sono addormentato. Al risveglio, mentre stavamo quasi per atterrare, di fianco a me c'era invece una ragazza molto attraente, con bei capelli e seni in evidenza. Lei, come tante altre su quel volo, si erano cambiate d'abito in previsione dell'arrivo, e ricordo che trovai questo comportamento interessante e piacevole.



Mi piacciono le donne e mi piace che siano libere di fare come vogliono, e certamente non sono io quello che le vuol coprire. Ripeto, come romagnolo non sono un ammiratore dei preti, non credo che un paese governato da preti sia una buona cosa, ma questo deve essere eventualmente deciso e modificato dalle persone che abitano quel paese, che sono 90 milioni, senza interferenze esterne. E comunque, se metto sulla bilancia i problemi della società iraniana con i problemi che vedo in occidente, come la crisi di valori, la maleducazione, la mancanza di rispetto per gli altri e per gli anziani, non sono sicuro che la bilancia penda sempre dalla nostra parte.



Isfahan è una città antica, nota per i tappeti persiani, che si trova a 400 km a sud Teheran. Con l'autobus ci sono arrivato in circa 5 ore. Sono andato in un ostello e lì ho conosciuto varie persone interessanti: una ragazza cinese che visitava da sola l'Iran, con cui ho passato un pò di tempo in serata a visitare alcuni siti turistici, un ragazzo giapponese che stava venendo in Europa in autostop. Una coppia di svizzeri, marito e moglie, che stavano andando vero l'India e un americano, che raccontava che quando ha detto ai suoi amici che sarebbe andato a visitare l'Iran, gli hanno risposto: are you nuts? don't you know they kill everybody there?



Sono andato a cena con la mia nuova amica cinese, Kat, e poi abbiamo passeggiato nel centro, ove anche a tarda notte c'erano famiglie sul prato che facevano pic-nic. Un ragazzo si è avvicinato a noi e ci ha chiesto se poteva accompagnarci, per praticare inglese. E' stato un pò con noi fino a che siamo entrati in un bel ristorante tradizionale. Il giorno dopo abbiamo visitato qualche sito lungo il fiume, che era ampio, ma completamente secco e a mezzogiorno abbiamo preso i nostri autobus, io sono tornato a Teheran e lei è andata in un'altra direzione.



Sono salito sull'autobus e l'autista mi ha chiesto: di dove sei? E io: sono italiano! Mi ha salutato cordialmente e mi ha dato una bottiglia di una specie di birra senza alcohol, dicendo: islamic beer! Poi, una volta partiti, ha preso il microfono e ha detto, dò il benvenuto sul nostro autobus al signor Massimo che viene dall'Italia.



La mia impressione dell'Iran è stata positiva, mi è piaciuto il cibo, mi è piaciuta la cortesia e l'ospitalità delle persone e ho percepito una cultura solida, un modo-di-fare stratificato nei millenni e non insegnato in un corso scolastico. Mi sono anche comprato un setar, che ho usato in una delle mie canzoni, che è uno strumento a corda (tar, da cui viene anche guitar) che si suona con il solo dito pollice. Dal 2016 non sono più tornato ed ho perso i contatti con le persone che avevo incontrato, ma a tutti continuo a consigliare di visitare l'Iran, un paese di una bellezza e di una cultura che non si immagina, specialmente con gli stereotipi ai quali siamo sottoposti.